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Identità e creme catalane

La ricetta

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Crema catalana

La ricetta originale della crema catalana (la creme bruleé degli spagnoli). Va servita in ciotoline di terracotta e lo zucchero bruciacchiato con l'apposito ferro rovente.
Portata Dessert
Cucina Mediterranea
Keyword creme, cucina spagnola, dolci al cucchiaio
Porzioni 6 persone
Chef Sebina Pulvirenti

Ingredienti

  • 6 tuorli d’uovo
  • 100 ml latte
  • 175 g zucchero
  • 50 g maizena
  • 1 stecca cannella
  • 1 limone la scorza grattugiata
  • zucchero di canna per decorare

Istruzioni

  • Far bollire il latte con la buccia di limone, la stecca di cannella e lo zucchero.
  • Appena bolle filtrarlo e mescolarne una piccola parte con l’amido.
  • Il resto mescolarlo con i tuorli d’uovo precedentemente frustati e rimetterlo sul fuoco mescolando con un cucchiaio di legno.
  • Appena riprende a bollire aggiungere il latte con l’amido e ritirare dal fuoco appena inizia ad addensarsi.
  • Versare la crema nelle tipiche ciotoline di terracotta e far raffreddare.
  • Prima di servire aggiungere un cucchiaino di zucchero di canna al centro di ogni crema catalana, arroventare l’apposito ferro sulla fiamma per qualche minuto e poi appoggiarlo sullo zucchero per qualche secondo: lo zucchero si scioglierà e formerà la tipica crosticina bruciacchiata.

Il pretesto

L’11 settembre è giorno di anniversari e commemorazioni. Anche in Catalunya. Strano a dirsi, qui il giorno della festa nazionale celebra una sconfitta, la perdita dell’indipendenza: l’11 settembre del 1714 i catalani persero contro le truppe spagnole di Filippo V di Borbone. Fu allora che la Catalunya diventò una regione della Spagna. E che lo voglia o no, lo è tutt’ora.
Non amo il catalanismo come tutti i fanatismi. Ma rispetto la specificità di ogni popolo, la voglia di conservare una cultura e di rimanere se stessi, a dispetto di tutto, in qualsiasi posto del mondo ci si trovi. Per questo oggi, mio malgrado, mi sento un po’ catalana. Per questo mi sono ritrovata, non tanto per caso, nel quartiere del Born a seguire con curiosità le manifestazioni autonomiste. Per questo non ho protestato quando una vecchina tutta bianca mi ha appuntato un nastrino a strisce giallo-rosse sul vestito.
E non sarà un caso se la bandiera della Sicilia è anch’essa giallo-rossa. Non sarà un caso che io a volte mi senta più siciliana che italiana. L’identità è qualcosa di impalpabile che ognuno di noi si porta dentro. Qualcosa che non si sceglie mai completamente del tutto. Qualcosa che ti possiede tuo malgrado e condiziona le tue scelte, specie se quell’identità la senti vilipesa e rifiutata.
In questo 11 settembre, in cui ognuno di noi ha qualcosa da ricordare, mi sono ritrovata a cucinare la mia prima crema catalana (che, ironia delle identità, non è tanto dissimile dalla crème brûlée francese). In onore di un popolo e di un paese che mi ospita. In onore di tutte le identità negate e annullate. In onore di tutti gli 11 settembre che ci portiamo dentro. E anche in onore del set artigianale per la crema catalana che mi hanno regalato i miei, con tanto di ferro per bruciacchiare lo zucchero!

Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
Nessuna nascita, forma, identità, nessun oggetto del mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
L’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato
confonderti il cervello.
(Walt Whitman)

Sebina Pulvirenti

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