Life is bigger e le patatas bravas sono meglio al forno

Il pretesto

Il tema della settimana in realtà non è una ricetta, è una canzone. Una di quelle canzoni che ti rimangono in testa e lì per lì non sai bene il perché. Ti trovi a cantarla sotto la doccia o mentre ti stringi nel cappotto nel vento gelido di inizio dicembre, in una Barcellona colorata da un tappeto di foglie di platano. E ti ritrovi ad ascoltarla a ripetizione sul tuo iPod, mentre chiacchieri con un’amica di quello che immaginavi sarebbe stato il tuo futuro. E potrebbe essere la colonna sonora di quelle foto che sfogli distrattamente, della vita di quella ragazza che non ti ricordi più, nei sogni della quale hai smesso di riconoscerti.   Erano belli quei sogni, erano grandi e alla fin fine ci credi ancora. Forse ti piacerebbe sapere che sei sempre lei, dopotutto. Ma succede che la vita prende una svolta che non avevi previsto, lenta come una nave che sta virando e in un attimo è già fuori dal porto, ed è così che ti ritrovi in una canzone che non conoscevi, che non sei sicuro sia la tua, su una rotta mai esplorata, che alla fin fine non riesci a credere che sia la tua. Eppure ti piace starci dentro, ti piace canticchiarla ed è cantandola che impari a credere che ti appartenga. Ci sono giorni in cui pensi che forse non era quella la canzone che ti piacerebbe cantare, che non sei capace, che sei stonata, che le parole sembrano quasi stupide e banali, che continuando a cantare senza pensare a un certo punto ti ritroverai sola e voltandoti indietro non ci sarà più nessuno di quelli che conoscevi e la storia che avrai scritto non avrà nulla a che vedere con quella che avevi in mente. E dopo?  E’ il dopo che fa paura. E sono solo pensieri confusi, senza controllo, che ti spaventano, che ti fanno dubitare di tutto, che ti fanno sentire come quelle casalinghe anni Cinquanta delle serie televisive, sedute a un tavolo a fumare una sigaretta dopo l’altra e a immaginare come avrebbe potuto essere se a quel bivio avessero scelto una strada diversa, senza pensare che a ogni boccata continuano a scegliere esattamente quel bivio e lo rifarebbero una, dieci, cento, mille volte.   Ed è lì che succede sempre. A quel tavolo. Sul più bello, mentre fumi la decima sigaretta, o bevi la tua tazza di thé, piomba la risposta. Ed è la canzone che canticchiavi da una settimana. E’ un video su YouTube che ti passa un collega via chat. E’ il libro che tieni sul comodino da un mese e non sei ancora riuscito a leggere. E’ un’e-mail che ricevi da un candidato che avevi scartato. E’ una telefonata che dura 2 minuti, in cui l’interlocutore dice al massimo un paio di frasi, come in quei film in bianco e nero che nessuno guarda più. E’ scoprire che quello che pensavi non ti riguardasse, è la cosa più interessante in cui ti sei imbattuto fino ad oggi. La risposta forse è solo sapere che le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro. Ed è questa spaventosa mancanza di controllo, tuo malgrado, quello che ti salva. E’ pensare di scrivere una storia e scoprire di averne scritta un’altra, completamente diversa. E forse non vincerai il Nobel come avevi previsto, ma forse quello a cui non avevi pensato è quello che della tua vita adesso ti piace di più.   C’è una frase del film Julie & Julia che mi è rimasta in testa, come quella vecchia canzone, come la frase di quel film.

“Lo sai perché mi piace cucinare?

Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n-i-e-n-t-e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!”

dal film Julie&Julia, 2009

Lo sai perché mi piace scrivere? Per la ragione esattamente opposta. Perché quando inizio a scrivere, mai niente è sicuro. E quando dico niente, voglio dire n-i-e-n-t-e.   Inizi a scrivere che hai solo domande. E quando hai finito hai un mucchio di risposte, alcune delle quali non sai bene a quale domanda rispondono, e non è che tu sappia esattamente cosa farci, L’unica cosa certa a parte quell’impasto confuso di risposte è la fame di un fidanzato languente che aspetta che ti scolli dal computer per andare ad arrostire almeno una fetta di carne, preparare un’insalata e chissà, magari riesce pure a convincerti a sfornare per lo meno un piatto caldo di patatas bravas, la tua versione dietetica, certo, perché non sia mai che adesso ti metti a friggere le patatas bravas, anche se è festa, anche se è vacanza, anche se sono quasi le quattro del pomeriggio e sono tre ore che lui ti chiede quando si pranza, che alla fin fine, tra due settimane e poco più è Natale, e quindi bisogna stare attenti, se non a dieta, quasi, sennò come ci entri in quel vestito da sogno che ti sei comprata e che vuoi sfoggiare alla prossima festa prenatalizia? 🙂

E la canzone, che con le patatas bravas non c’entra niente, o forse un pochino anche sì, è questa:

La ricetta

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Patatas bravas al forno

Portata Aperitivo
Cucina Mediterranea
Keyword cucina catalana, cucina light, patate
Porzioni 0
Chef Sebina Pulvirenti

Ingredienti

  • 6 patate piccole e bio, a pasta gialla
  • 2 cucchiai olio evo
  • 1 rametto rosmarino fresco
  • 2 spicchi aglio in camicia
  • salsa brava

Per la salsa allioli

Istruzioni

  • Lavare bene le patate con tutta la buccia e tagliarle a dadini.
  • Mescolare bene le patate con l’olio, gli spicchi d’aglio non sbucciati e gli aghi del rosmarino, in modo che siano un po’ unte.
  • Disporre i cubetti su una grande teglia bassa coperta di carta forno, facendo attenzione che siano disposti in un solo strato e con un po’ di spazio tra l’uno e l’altro.
  • Mettere in forno già riscaldato a 230° e lasciar cuocere finché saranno dorate, senza girare (circa una ventina di minuti).
  • Salare con fior di sale e condire con qualche cucchiaiata di salsa allioli e salsa brava.
  • Per fare la salsa allioli, sbucciare gli spicchi d'aglio e metterli in un bicchiere con l'olio, il sale, il pepe, l'uovo e il succo di limone. Montare bene il tutto con il mixer: otterrete una morbidissima maionese al gusto d'aglio!
Sebina Pulvirenti

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  • A distanza di più di un anno da quando lo hai scritto ho letto (più corretto dire ho bevuto) il tuo post, l'ho finito con le lacrime agli occhi, proprio come quando assetato bevi tutto di un fiato un bicchierone d'acqua. Grazie! Mi hai dissetato. Cao.

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