Mese temuto, novembre. Capita sempre qualche catastrofe. Qualcosa di imprevisto che sopravviene a scombussolarmi la vita. Immancabile, anche quest’anno il terremoto è arrivato. E come sempre, subito dopo l’effetto disastroso è seguito il momento in cui, se vuoi sopravvivere, non puoi che intimarti reagisci-che-non-tutto-il-male-viene-per-nuocere.
Così dopo due settimane in cui ho visto la mia cucina solo da lontano e non ho avuto voglia di avvicinarmi a un fornello più di quanto ne abbia avuta di avvicinarmi a un pasto che avesse un aspetto vagamente cotto, finalmente ho aperto il frigo, ci ho trovato un pezzo di zucca comprata in tempi non sospetti e quasi sul punto di arrendersi, e così, senza un perché, mi è venuta la voglia irresistibile di cucinarci qualcosa insieme.
Insomma, diciamoci la verità. Il perché in realtà c’è. Anzi più di uno. Il motivo principale è che dove lavoro hanno avuto la brillante idea proprio quel giorno di farci fare un’attività socializzante. Guarda caso l’attività in questione è stata un’inaspettato laboratorio di cucina messicana. Ed è stato lì tra un crostino ai frijoles e gli avocado per la guacamole, mentre insieme al mio collega di scrivania che solitamente a quell’ora testa indefessamente videogiochi trituravo terapeuticamente un pomodoro sanguinolento e mazzetti di coriandolo dal profumo acre, che la guarigione è avvenuta: mi è tornata voglia di cucinare.
E oltre alla voglia di cucinare e di scrivere, ho (ri)scoperto che la mia vita è fatta di tante cose, tante persone, tanti amici e che mai andrebbe corso il rischio di concentrarsi su un solo elemento, per quanto importante, fino a metterlo pericolosamente in bilico al centro del proprio mondo. Era quello che avevo fatto. Gli sbagli si pagano. Tanto vale sbrigarsi a pagare, ma senza compromettere tutto il resto. Due anni sono passati e ogni due anni cambia la mia vita. E ogni fine è sempre un inizio di qualcosa di ancora più bello. Stavolta per me l’inizio è coinciso con la preparazione di un piatto: il risotto alla zucca e ai semi di papavero. Così buono e così terapeutico che è una settimana che lo cucino e lo mangio un giorno sì e uno no. Ma a non voler cadere in queste esagerazioni vale davvero la pena provarlo. Con i gamberetti freschi, poi, è da non perdere.
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Bentornata.. alla voglia di cucinare e scrivere.. e grazie per questo connubio che sicuramente ti copierò: adoro sia la zucca che i semi di papavero, ma in un risotto non avrei mai pensato di accoppiarli, grazie!
Cara Mandorlamara...ho trovato il tuo blog per caso... anzi no, perchè mentre cercavo di ricordare il nome del film di cui la canzone di ornella vanoni è colonna sonora...ecco qui che mi appare questo link in cui cibo e passione sono mescolati :)
sono in america da 2 mesi e le tue ricette... me le sogno!
a presto
Coraggio di risalire e voglia di riscatto aiutano a superare i momenti bui...forza ragazza! Besitos e grazie per questa chicca!
Ma certo cara, ora é pasato tempo da questo post ma mi piacerebbe risentirti che ancora hai voglia di continuare a preparare buoni piatti come questo...delizioso riso.
T'aspetto!!!!